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22 NOVEMBRE 1938
IL CROLLO DEL PONTE SUL TORRE
E IL SACRIFICIO DI ENRICO COCCHI
Il 22 novembre 1938, la ferrovia Udine-Cividale fu teatro di un disastro causato dal crollo di due arcate del ponte sul fiume Torre, provocando numerose vittime. L'incidente si verificò a causa di una piena del torrente, in questo articolo forniremo un resoconto dei fatti frutto della consultazione della stampa dell'epoca.

Presso il ponte viario e ferroviario sul torrente Torre, sulla riva in territorio di Remanzacco, in data 22 maggio 1939 venne eretto dai commilitoni un cippo di marmo di Verzegnis in memoria del graduato Enrico Cocchi, caduto nel tentativo di salvare dalla morte alcuni civili coinvolti nel disastro ferroviario che coinvolse il convoglio proveniente da Cividale e diretto a Udine.
Tutto accadde nella serata del 22 novembre del 1938, da due giorni ormai il Friuli si trovava sotto una pioggia battente, vi erano stati frane, smottamenti e crolli di opere in quasi tutto il territorio.
I corsi d'acqua erano in piena e così era pure il Torrente Torre, corso d'acqua a carattere torrentizio in cui, nei periodi di siccità, l'acqua scorre al di sotto del suo letto ghiaioso, salvo innalzarsi in maniera alquanto repentina in presenza di precipitazioni importanti o di durata prolungata.

La ferrovia.
La Società Veneta per Imprese e Costruzioni Pubbliche fu fondata nel 1872 a Padova. In pochi anni sviluppò la rete ferroviaria nel Veneto. Nel 1886 inaugurò la Udine -Cividale e cominciò i lavori per la Cervignano-Portogruaro.
Le locomotive con numerico da 61 a 66 della Società Veneta erano un gruppo di locotender di rodiggio 1-2-0, acquisite nel 1902 dalla fabbrica tedesca Henschel & Sohn per l'esercizio della ferrovia internazionale San Giorgio di Nogaro-Cervignano. Riclassificate dalla Società Veneta nel 1915 nel gruppo 27, con matricole da 270 a 275, prestarono servizio sulla linea friulana sino al passaggio della stessa alle Ferrovie dello Stato nel 1920; due di esse (le unità 272 e 275) erano state requisite dall'Esercito austroungarico durante la prima guerra mondiale. Dopo il 1920 le locomotive rimasero alla Società Veneta, che le trasferì sulla Udine-Cividale.
Il treno 5937, quello del disastro, era composto dalla locomotiva n°272 “Palazzolo”, tre carri merci carichi, due carri merci vuoti, due carrozze di terza classe, una mista di prima e seconda classe e dal bagagliaio in coda, per un peso complessivo di oltre 160 tonnellate.

La motrice denominata Palazzolo durante il servizio a Cervignano nei primi anni del '900.
I fatti.
Poco dopo le 17.00, i dipendenti della ferrovia Enrico Bersani e Luigi Buiani effettuano un controllo visivo dello stato del ponte con l'ausilio di fanali, non notando nulla di strano.
Alle ore 17.29, il treno 5937 parte dalla stazione di Cividale, effettuando lungo il percorso le fermate programmate. Da Remanzacco parte alle 17.41, a bordo ci sono oltre quaranta persone.
Giunto il treno alla metà del ponte sul Torre, la parte ferrata di quest'ultimo si sbriciola per il cedimento di una pila e di due arcate, la vaporiera e i primi carri merci, che avevano già superato il punto del crollo, vengono risucchiati all'indietro e precipitano nelle acque tumultuose, seguite dai vagoni passeggeri che dall'altro lato sopraggiungono per inerzia. La carrozza di prima e seconda classe rimane sospesa in verticale ancora agganciata al vagone bagagli, l'unico a essere rimasto sulla linea.


I primi ad accorrere furono i pochi passanti, insieme al già citato dipendente delle ferrovie Buiani che si recò al telefono più vicino per dare l’allarme. I primi soccorritori riuscirono comunque a issare alcuni feriti dalla carrozza rimasta in verticale, ancora agganciata al vagone bagagliaio. Degna di nota risultò l’azione di due coraggiosi, l’operaio Luigi Greatti e lo studente Ferruccio Petrini, che si prodigarono al punto di immergersi nelle acque gelate del torrente recuperando alcuni dei coinvolti.
Nel frattempo, erano giunti sul posto i Carabinieri, i Vigili del fuoco e due pattuglie del Piemonte Reale Cavalleria. I Militari vennero informati della presenza di tre feriti bloccati su un isolotto poche decine di metri a valle del ponte; alla luce delle fotoelettriche nel frattempo allestite dal Genio militare, i Cavalleggeri formarono una cordata nel tentativo di raggiungere le vittime. Quest’azione consentì di recuperare un ferito e i corpi degli altri due passeggeri che nel frattempo erano deceduti. Al momento del recupero dei militari che avevano prestato soccorso, una delle cime si spezzò: tre cavalleggeri vennero travolti dalle acque tumultuose, due di essi riuscirono fortunosamente a raggiungere la riva ma il caporale Cocchi venne trascinato a valle. Il suo corpo venne ritrovato all’altezza di Pradamano il giorno seguente.
Alla memoria del coraggioso Militare venne in seguito conferita la medaglia d'oro Carnegie per atti di eroismo.


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